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sabato 19 gennaio 2013

Stava Sky Race 2010: a due passi dal cielo.

Volevo riprovare l'ebbrezza di salire sin quasi in cielo,
...volevo vedere quanto avrei faticato ad affrontare un chilometro verticale
facendolo seguire ad altri 16 chilometri con dislivelli spezza gambe,
..volevo cercare di sfiorare l'infinito azzurro sopra alla mia testa
 e sbirciare l'orizzonte impossibile della quarta dimensione.
Partenza dalla piazza del municipio di Tesero (Tn)
e arrivo nella soprastante Val di Stava ....
..
...in mezzo 21,5 chilometri con 4000 metri complessivi di
dislivello.
Un'adorabile e stratosferica follia.
 
 
A farmi da supporto ovviamente c'erano
anche le
 mie fans numero 1 e numero 2,..
 
 
..e non vi nascondo che la tremarella del
giorno prima
mi sembrò quasi non esistere.....
e, col senno di poi, fu l'arma vincente per riuscire a
partire e soprattutto ad arrivare
(quasi intero)
al traguardo.
 
Il ricordo della fatica si mescola ai colori e ai profumi
della montagna salita, accarezzata e
(in un certo senso)
quasi profanata.
...
L'asprezza dell'ascesa dei primi 5 chilometri
(con 1000 metri di dislivello positivo)
condizionò tutta la mia Stava Sky Race
perché non ero abituato a pendenze del genere
da salire "tanto velocemente".
...
Giunsi sul Cornor (2200 m.s.l.m) già alla frutta
e con due enormi vesciche alla pianta di entrambi i piedi,..
....ma di mollare non mi passò nemmeno per l'anticamera del cervello.
Annusai l'aria, assaporai gli applausi delle numerosissime persone
presenti sulla montagna,
..e un groppo s'impadronì di gola, cuore e anima.
 
 
No, ..non potevo in nessun modo abbandonare il sogno.
...
Scesi verso Casera Vecia come se avessi delle uova rotte
sotto ai piedi....
....non sentivo dolore, ma non avevo più alcun controllo sulla
(già precaria)
meccanica di corsa.
Nel giro di pochi minuti realizzai che arrivare al traguardo
sarebbe stato il massimo degli obiettivi di giornata.
...
Delle successive salite ricordo la grande fatica,
le folate di vento impetuoso,
il respiro via via più breve e affannato..
...e soprattutto il panorama a 360 gradi che
fermò il tempo dentro e fuori di me.
...
A distanza di anni, faccio ancora fatica a definire
dove arrivasse l'emozione, dove lo sfinimento fisico
e dove l'anelito di afferrare la maniglia nell'azzurro del cielo.
Con il cuore in gola e gli occhi pieni di pianto
scrutai ogni dove alla ricerca di Alberto, dei suoi occhi, del suo profumo..
.....
...e qualche cosa percepii,
forse un "ciao papà "
appena appena sussurrato...
...ma non bastò per farmi trovare sollievo...
...
...uno stato d'animo di pace
 che non potrò in nessun caso e in alcun posto trovare.
 
 
Il transito sulla cima del Monte Agnello e la successiva discesa
verso poi l'ultima salita al Doss dei Branchi,
mi parvero un passaggio nell'infinito
e la fatica quasi sparì.
...
Mi voltai indietro e osservai il sublime ed impressionante
 versante nord della catena dei Lagorai ,
...girai lo sguardo a destra e davanti a me
ed sentii di essere un privilegiato perchè stavo nutrendomi
di tanta maestosa bellezza.
Le gambe ripresero a tremare e la lunga discesa
verso l'arrivo divenne l'impresa nell'impresa.
Inciampaii un paio di volte,
sbucciaii ginocchia e gomiti...
..ma dopo 3h e 22' giunsi sulla linea di fine gara.
...
Rachele mi saltò al collo e Anna,
 guardandomi negli occhi,
capì che oltre alla fatica
c'era qualcos'altro.
 
"Come stai ?" mi chiese...
..
Alzai il pollice destro.
Le lacrime raccontarono il resto.
 


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